Entra nel mio studio, si guarda intorno con aria un po’ smarrita, mi chiede dove può appoggiare i suoi due grandi sacchetti, glielo dico, non mi ascolta e li lascia cadere, si siede sulla poltroncina, si rialza e mi dice: ”piacere io sono Francesca, la mamma di Aurora”.

È stato così che ho conosciuto Francesca, la mia prima “mamma cliente”.

“Sono arrivata in anticipo e per ingannare l’attesa ho deciso di fermarmi al negozio di scarpe e alla fine ne ho prese due paia. Credo di essere un po’ nervosa, non so cosa aspettarmi da questo incontro, e nella paura di sentirmi giudicata ho deciso di farmi un regalo. Anzi due!”.

Le sorrido e le dico che farsi i regali piace anche a me. Si guarda intorno, come a voler carpire qualcosa di più su chi fossi. Fa un grande respiro, accenna un sorriso e mi chiede: “E adesso? Cosa devo dire?”.

Le sorrido nuovamente e senza farmi vedere faccio un respiro più lungo anche io. Certe emozioni sono contagiose.

“Mi racconti, che cosa l’ha spinta a rivolgersi a me”.

Francesca inizia il suo racconto, si muove bene tra le parole, ha una buona memoria e il grande obiettivo che sua figlia stia bene.

Aurora ha quasi 8 anni e ha una sorella di 6. Sin da piccolissima è stata una bambina modello, con una carriera scolastica eccellente. Ricordo ancora l’espressione che ha utilizzato la mamma per descriverla: ”ad avercene cento di bambine così!”. Ma secondo la madre, Aurora aveva anche lati più critici: non riusciva a scegliere, nemmeno tra le cose più banali o addirittura tra quelle che più potevano essere a suo vantaggio. Affidava la scelta ai genitori e quando era tra i pari non proponeva mai per prima il gioco da fare, anzi se il gioco non era di suo gradimento, si isolava giocando da sola. La paura era quella che crescesse con poca fiducia in se stessa e che da grande fosse una persona con poca autostima. “Spesso passa inosservata, si rende quasi invisibile. In più si preclude tante possibilità, perché ha paura di farle. Nell’ultimo periodo non vuole più dormire a casa dei nonni, ma non comprendo il motivo perché prima ci andava eccome, e pure volentieri!”. Continua il suo racconto e mi dice che Aurora è una bambina estremamente sensibile e si fa carico delle sofferenze altrui. Di carattere preferisce far felice qualcun altro lasciando da parte se stessa. “Non è una bambina molto fisica, difficilmente abbraccia, non credo abbia mai dormito nel lettone. Non lo ha mai chiesto. E’ diventata sorella maggiore quando aveva 2 anni, e sua sorella è sempre stata una bimba “difficile” quindi ho paura che sia diventata “grande” troppo presto, e ora ne senta il peso”.

Parlammo più di un’ora. Mentre la mamma raccontava, io provavo a mettermi nei panni di Aurora per cercare di comprendere quali emozioni stesse trattenendo e quali fossero le sue paure più nascoste. Mi fu subito chiaro che nascosta dietro la timidezza c’era la paura di sbagliare e di deludere i genitori. Sentivo i pensieri di Aurora: “se sbaglio non mi vorranno più bene come adesso e allora preferisco stare immobile”.

Ci sono come dei cortocircuiti emotivi nei bambini, ma fortunatamente possono essere passeggeri se il genitore individua un buon metodo per aiutarli a superarli e a ricreare la connessione. Più Francesca avrebbe tenuto a mente sua figlia come capace e abbastanza forte da tollerare qualche sconfitta, più attraverso il linguaggio e attraverso i gesti sarebbe riuscita a rafforzare nella bambina la sicurezza nelle proprie capacità.

“Aurora ha imparato che è meglio non fare che agire” le dissi, “i motivi possono essere tanti, non necessariamente gravi, ma importanti per lei. È probabile che questo comportamento non sia utilizzato intenzionalmente, ma sia comunque la soluzione migliore per lei, per proteggersi da difficoltà che non riesce a superare. Questa è diventata la sua modalità di relazionarsi e se non si interviene, nel tempo può essere disfunzionale”.

C’era bisogno di trovare uno “spazio di ascolto” in cui potesse esprimersi liberamente. Ma per farlo i genitori avrebbero dovuto tenere a mente alcune accortezze.

  • Non fare confronti con la sorella più piccola. Il confronto può produrre un senso di inadeguatezza

  • Non etichettare i comportamenti di Aurora come un problema. I bambini imparano a conoscersi attraverso le parole che usano i genitori per descriverli.

  • Fornire ad Aurora esempi positivi, raccontandole episodi di quando anche loro erano bambini e provavano sentimenti di vergogna e timidezza. Avrebbero potuto raccontarle il modo in cui loro stessi, quando avevano la stessa età di Aurora, erano riusciti ad affrontare una situazione difficile. Aurora così si sarebbe sentita meno sola e meno sbagliata e l’ esempio dei genitori l’avrebbe aiutata a comprendere che il cambiamento è possibile.

Un clima di accettazione aiuterà Aurora ad uscire da alcune convinzioni errate che ha strutturato nei confronti di se stessa. Dissi a Francesca che il messaggio che sarebbe dovuto passare alla figlia era che a lei piaceva così com’era e le suggerii di fare qualche apprezzamento in più, di valorizzare verbalmente gli aspetti positivi della sua personalità perché Aurora aveva bisogna di sentirli riconosciuti. “Se sentirà che anche la sua timidezza è accettata e accolta, si sentirà piano piano più sicura e avrà meno paura del giudizio altrui”, aggiunsi.

L’obiettivo che ci siamo poste era aiutarla a conoscere le sue emozioni, ad esprimerle, a condividerle e a trovare il modo per affrontarle.

Un passettino alla volta sentivo che ce l’avremmo fatta. Io sono una pedagogista e come tale non lavoro solo con le parole, ma mi affido molto al metodo. E ogni metodo per essere funzionale ha bisogno di obiettivi chiari e precisi da raggiungere gradualmente.

Sentii che si lasciava più andare e che il senso di smarrimento stava scomparendo. Tutta quella dispersione emotiva era sparita, ed emergeva forte e chiaro il desiderio di far star bene Aurora, ma l’amore incondizionato che provava per lei non bastava ad aiutarla. C’era bisogno di altro e insieme siamo riuscite ad individuare gli strumenti in grado di farle crescere insieme, in questo bellissimo viaggio che è la vita di un genitore e di un figlio.

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